| LA DANCALIA DEGLI AFAR |
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| Wednesday, 30 March 2011 13:00 |
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Programma indicativo:Un viaggio indietro nel tempo, dove i villaggi e le cittadine sono rimasti come dovevano essere centinaia di anni fa! Vi sorprenderete di come i villaggi siano puliti da cio' che noi definiamo "pattumiera" e che per i locali rappresenta invece un bene prezioso: bottiglie, lattine e sacchetti. La gente del posto ci vede come tanti milionari bianchi, ma non assilla piu' di tanto con richieste di soldi. Mentre gli adulti ci guardano pacificamente passare in jeep e si limitano al massimo a salutare, i ragazzini saltano fuori da ogni parte chiedendo semplicemente qualche maglietta usata, delle biro e dei quaderni per le scuole che sorgono in queste aridissime terre dove l'acqua ha piu' valore del latte di capra e una lattina usata di tonno e' parte del servizio di pentole dei bar locali. Il nostro viaggio inizia da Addis Abeba, la caotica e incasinatissima capitale dell'Etiopia. Qui, pur essendo durata solo 5 anni, l'egemonia fascista si respira tutt'ora in alcune costruzioni e nei ricordi di alcuni anziani che tutt'ora parlano italiano. Visitiamo le colline circostanti, sede della modesta reggia dell'imperatore Menelik, e il museo Nazionale, dove riposano le copie (!!!) (secondo me gli originali se li sono venduti a qualche riccone americano...) delle spoglie dell'antica australopiteca Lucy. Con un volo di linea si parte per Lalibela, antichissima cittadina famosa nel modo per le sue chiese cristiane ortodosse scavate in un pezzo solo nel tufo rosso. Devo ammettere che anche a me che non importa molto la parte artistica, vedere queste opere costruite scavando via "tutto quello che non e' chiesa" mi ha emozionato. Secondo me non sono da perdere. Da Lalibela si parte poi per l'Afar, la grande depressione a -100 m s.l.m. costellata da vulcani che si sta formando da decine di milioni di anni grazie all'apertura della rift valley. Qui e' il deserto che piu' deserto non si puo'. Non ci sono piante ne' animali. Solo sassi (il paradiso del geologo!!!) e, incredibile, alcuni villaggi di Afar che spuntano come miraggi. Ma come diavolo fanno a vivere??? Una ciotola di latte di capra e un po' di farina barattata al mercato in cambio di agnellini che ammazzano precoci per non farsi rubare il latte. E' tutto. Vivono cosi', scorrazzando a piedi nudi sulla sabbia a 60 gradi (io quasi mi ustiono per provare)! Visitiamo la piana del sale da dove si estrae manualmente questo materiale e il favoloso Dalol, zona geotermica a zolfo, boro e potassio che con le loro coloratissime cristallizzazioni rendono l'area assolutamente fotogenica. Da qui, dopo aver dormito sotto le stelle nell'unico campo sicuro della zona (purtroppo maltenuto), ci trasferiamo ai piedi del famoso vulcano attivo Erta Ale che con le sue colate di basalto nero risalta dalla pianura bianca e polverosa circostante. Sono 9 km di sentiero per un dislivello di circa 400 metri. Se si sale di sera, col fresco, ce la si fa in circa 3-3,5 ore. E' una passeggiata molto semplice e piacevole. Sulla cima, bordo occidentale della grande caldera sommitale, ci sono delle capanne-rifugio per turisti alle quali, purtroppo, accedono indistintamente anche i cammelli... Da qui, col buio, si intravvede il bagliore della lava che ribolle all'interno del cratere centrale al quale si accede con 10 minuti di cammino all'interno della caldera. E' uno spettacolo da piangere. Il cratere centrale, 155 m di diametro e una trentina di profondita', e' riempito da un lago di lava ribollente. E' uno spettacolo quasi unico al mondo e per un vulcanologo, come me, e' qualcosa di assolutamente divino. Stiamo li qualche ora a fare lezione alla luce della lava e a scattare migliaia di foto che pero' viste poi sullo schermo, non renderanno le emozioni e possenza dell'evento. Al mattino scendiamo di buon ora e, attraversato tutto il deserto, andiamo ad accamparci nei pressi di un torrente che sbuca da una gola percorsa da centinaia di anni dalle carovane dei cammelli che portano il sale ai vari mercati. Di rientro dall'Afar risaliamo fino a quota 2500 sul verdissimo altipiano del Tigray. Alloggiamo nel favoloso Lodge di Gheralta, gestito da un italiano. Da qui le torri di arenaria multicolore che si stagliano all'orizzonte fanno prudere le dita agli arrampicatori e rassomigliare il paesaggio a quelli che si vedono nei film western di Sergio Leone. Ci innerpichiamo su per i sentieri che conducono ai cocuzzoli di questi torrioni dove sono arrocate chiese ortodosse decadenti ma di rara bellezza, provviste ancora di stupendi affreschi e tele multicolori. Anche queste da non perdere. Dopo il l'arido salar dell'afar, un paio di giorni in questo paradiso fresco e ventilato e' davvero piacevole. Con un volo di linea si rientra da Makalle a Addis e da qui si prende il volo internazionale per l'Italia. Per il programma dettagliato, prezzi e info tecniche, prego contattatemi. |


LA DANCALIA DEGLI AFAR

