|
There are no translations available.
Perché volare? Beh, noi esseri bidimensionali aspiriamo alla terza dimensione tanto quanto gli uccelli, se avessero una coscienza di sé stessi, aspirerebbero alla quarta.
L'aria: il primo elemento. Come non desiderare esplorarlo in tutta la sua leggerezza e libertà?
Una storia vera...
IL VOLO AL CERRO ESCALERA, MESSICO CENTRALE
Alba (in Messico il concetto è un po' dilatato...sono le 11...). L'altimetro, da 3500 m è sceso a 3000: la pressione aumenta, bella giornata in vista. Attraverso la cerniera della tendina polverosa, a mo' di parto trigemino, escono il borsone nero della vela, lo zaino-cuscino dei viveri e un bozzolo umidiccio e appiccicoso conosciuto come l'Andrea-dopo-tre-notti-in-tenda. Siamo su un praticello d'alta quota sperduto tra gli altopiani del centro del Messico. 800 metri sotto di noi un mare collinoso di campi arati incorniciati da cactus e stradine poderali arrossiscono alla luce del sole ormai occidentale.Svegliate simpateticamente dal mio parto, anche le altre tendine cominciano a presentare contrazioni e, con un'inerzia da portaerei, altri bozzoli umidicci spuntano fuori dai loro sacchi a pelo brontolando per la levataccia mattutina e imprecando contro il tequila di troppo della notte precedente. Ma prima di qualsiasi parola di senso compiuto o qualsiasi commento cerebralmente coordinato, anche il più post-ubriaco dei piloti come primo istintivo rito mattutino rivolge lo sguardo al cielo analizzando la nuvolaglia e fiutando la direzione del vento. Già: il vento! Dov'è il vento? Calma piatta. Ma visto che dio Eolo è spesso un po’ rompiballe, noi parapendiisti ci siamo fatti il callo e con malcelata quanto falsa delusione passiamo senza indugi al piano B, o meglio, al piano BBQ! Tra una cosa e l'altra il falò per il “brunch” è pronto alle tre. Mentre Jaime, guru locale del volo libero ed esperto in piani B viene eletto Gran Responsabile della Costoletta, io calmo la fame sgranocchiando una di quelle orrende merendine integrali "modello Messner 8000" che assomigliano molto a cibo compresso per canarini d'alta quota. -Comida lista!- grida Jaime già con un taco di carne mezzo morsicato in mano, e subito, come moschini attirati dalla luce, noi piloti appiedati ci tuffiamo selvaggiamente nel sughetto oleoso delle bistecche alla brace ma senza distogliere mai l’occhio dalla manica a vento che comincia a dare segni di erezione. Alla quinta bistecca-lenzuolo ripiena di formaggio e ricoperta con salsine piccanti (mia specialità in terra messicana) decido che è meglio basta: è ora di dare aria alla vela visto che la manica a vento ha decretato l'ora di decollo. Coppie di falchetti piroettano di fronte a noi, regalandoci involontariamente dati preziosi sulle condizioni dell’aria che ora, non più perturbata dal motore termico del sole, si presenta laminare e tranquilla. Sotto queste magiche condizioni meteo, la proverbiale inerzia messicana sparisce di colpo e, mollate le bistecche e tirato il collo all’ultima birretta, in cinque minuti tutti i piloti sono imbragati e pronti al decollo. Sono le 17:20: abbiamo esattamente un'ora di luce per poter giocare nella terza dimensione. Jaime, seguito da tutti noi, deposto il cappello bianco a forma di fungo ed indossato il suo casco con l’aquila in cima e le fiamme pitturate sui lati, torna ad essere il nostro guru dell’aria e come tale decolla con un sibilo e sparisce all'orizzonte con un gridolino di soddisfazione. |